San Costantino Imperatore (6/7 luglio)

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Dal 1923, anno di consacrazione della chiesa, si celebra la festa piu' importante di Pozzomaggiore: San Costantino.
E' in questa occasione che si celebra la corsa dell'Ardia indubbiamente la festivita' piu' importante del paese, capace di attrarre ogni anno migliaia di turisti e fedeli da tutta l'isola.Chiesa di San CostantinoChiesa di San Costantino

Si tratta di corse a cavallo dove abilita' equestri e orgogliosa esposizione di selezionati cavalli, testimoniano un mondo di religiosita' e tradizione straordinariamente autentiche. In breve, su 'caddu 'e punta' protetto dalle scorte e seguito da tutto il gruppo di cavalieri, compie a passo di carica tre giri intorno alla chiesa in senso antiorario, sosta di fronte al santuario in atto di devozione al Santo e poi, tra il crepitio della fucileria, lancia nuovamente il suo cavallo per percorrere altri tre giri in senso orario. Nessuno lo puo' sorpassare. All'Ardia partecipano oltre cento cavalieri, in una prova di grande abilita' equestre, spericolata ma rispettosa delle regole, in cui il sentimento di devozione e d'ardimento dei protagonisti, tra colori di giubbe, polvere e sudore, in una battaglia simulata di fronte al santuario, coinvolgono emotivamente la nutrita folla che vi assiste.

Durante l'intervallo, tra la prima e la seconda fase dell'Ardia, si tiene una solenne processione, in cui vengono portate per le vie del paese le statue di San Costantino, Sant'Elena (sua madre) e San Silvestro (il Papa che lo battezza). La processione e' seguita da una numerosa folla e di frequente, per sciogliere un voto, si vestono i bambini con gli abiti del santo. Principale caratteristica della sagra e' la rievocazione della battaglia vinta da Costantino il Grande nel 312 a Ponte Milvio contro le truppe di Massenzio. I cavalli si riuniscono nell'incrocio tra via Grande e via Ulumos e, dopo alcuni colpi di fucile, si da inizio alla corsa. Parte per primo ''su caddu 'e punta'', il cavaliere che simboleggia l'Imperatore contraddistinto dalla camicia rossa e dal copricapo a forma di corona. Al galoppo percorre tutto il viale, imbocca il recinto che immette al santuario, fa un giro intorno alla chiesa e si ferma di fronte alla facciata per attendere l'arrivo del gruppo de ''sas iscortas'' (le scorte) e tutti gli altri cavalieri.

Storia del quadro di San Costantino

Quadro di San Costantino

Il quadro appartiene alla Sig.ra Pesarin Michela Caterina è un dipinto ad olio che rappresenta San Costantino, periodo fine 1700, il suo stile ricalca i ritratti dei reali spagnoli, ed è stato restaurato nel 1997 da Patrizia Sanna restauratrice e artista di Sassari.

La storia di questo quadro è legata alla figura di Teresa Salis che ne era la proprietaria , la tela è stata donata a lei dal fratello Luigi Salis frate Agostiniano economo presso la Chiesa Convento di Pozzomaggiore anno 1853 (archivio di stato di Sassari ) che qualche decennio dopo a causa della chiusura del convento trasformato in caserma militare, i frati del convento e così anche frate Luigi Salis si trasferirono nei loro paesi originari.

Abitava Teresa Salis in una casa con un terreno molto grande nell'attuale Via Uguaglianza , era vedova e i figli erano sposati , pur vivendo da benestante scelse di ritirarsi in una casetta povera nelle vicinanze del Riu Mele ,e lì amava raccogliersi in preghiera, per penitenza aveva scelto di camminare scalza , era amabile col prossimo e sensibile con gli animali con vero spirito francescano.

Non aveva buona vista e, un giorno camminando e pregando con il rosario in mano in un viottolo di campagna calpestò le spine del fiore di cardo (strisi nàia) che un giovane di Pozzomaggiore che di cognome era carboni mise nel suo cammino per fargli uno scherzo, così che Teresa Salis trovandosi coi piedi doloranti e vedendo il giovanastro seminascosto che rideva divertito gli disse: Calboneddu Calboneddu perchè hai fatto questo a zia Teresa? Guarda stai attento che se continuerai su questa strada, morirai di morte violenta. Non era affatto una bestemmia ma un avviso amorevole a cambiar vita, anche se dai toni troppo forte , Teresa Salis davanti ai suoi occhi aveva avuto in quel momento una premonizione chiara che espresse in tutta sincerità, infatti non molto tempo dopoil giovane o fù accusato di omicidio e condannato di conseguenza alla impiccaggione (* in basso la storia ).

Quando Teresa Salis divenne più anziana, la figlia era molto preoccupata , e approfittando della cecità della madre , bussò nella casetta e si spacciò per una creatura celeste e disse '' io sono l'angelo! E ti ordino di tornare a casa di tua figlia'' e lei disse ''si angelo io ubbidisco '' e così tornò a casa e alle comodità che aveva rinunciato.

Zia Teresa visse con la figlia e mai abbandonava le preghiere e un giorno quando le presentarono la nipotina nata da poco si fece scura in viso e disse: '' sa fizzha , de sa fizzha ,de sa fizzha de sa pizzinna, adbidere su mundu isfasciaresi e non tiagherrere chi che sia ne mancu si zocculos mios ''. Chissà quanto ha pregato questa santa donna davanti a questa immagine di San Costantino per non verificarsi questa profezia.

Negli anni trenta e quaranta questo quadro veniva prestato a gruppi di preghiera del paese e imbastito con dei fiori e lo portavano a spalla nelle case degli ammalati e se per caso l'addobbo floreale cadeva rovinosamente a terra era il segno inequivocabile che l'ammalato non scampava alla morte.

La storia di Calboneddu

Per quanto riguarda la storia di Calboneddu (Carboni ) che nonna Salis aveva predetto a lui la sua morte violenta, tutto ebbe inizio con l'omicidio di Cuccuru per mano di Carboni e compagni:

Nicola Chessa Tattaresu (bis nonno di Lina Pesarin) quando era ragazzo lavorava con il suocero che di cognome faceva Cuccuru nella zona Su monte proprietà Meloni Dettori con loro c'era un tale sordomuto detto pecchila un giorno vennero tre persone e catturando il Cuccuru allo stesso modo di come si fa con i tori, con delle corde .una volta immobilizzato lo uccisero e dopo avere fatto sparire il cadavere all'interno di una buca sul terreno se ne tornarono alle loro occupazioni.

Nicola appena sentì tutto quel trambusto si nascose bene senza rendersi conto di cosa stesse succedendo. Gli assassini al giovane Nicola Chessa che chiedeva loro se avessero visto il suocero gli riferirono che lui era andato in paese a sposarsi .Il sordomuto Pecchila avendo assistito all'omicidio raccontò a Nicola con il linguaggio dei sordomuti i fatti come erano avvenuti.

Quando Nicola Chessa tornò in paese, riferì tutto alla moglie di Cuccuru , gli inquirenti una volta trovato il cadavere grazie alla testimonianza di Pecchila e Nicola Chessa vengono condannati:

  1. Pizzinteddu Saccu
  2. Calboneddu ( Carboni ) si vuole sottolineare che Carboni è lo stesso quando era ragazzo nonna salis aveva annunciato di lasciare quella vita di dispetti perché sarebbe morto di morte violenta) morì impiccato a piazza Tola a Sassari -quindi morì di morte violenta
  3. E un terzo soggetto sconosciuto

Ebbene tutti e tre furono condannati alla pena dell'impiccaggione a Sassari in piazza Tola e furono gli ultimi che subirono quella sorte perché poi questa pratica fu soppressa.

Cavalieri nel 1958

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